Recensioni

NUOVE RAPIDE SCOSSE RETINICHE
di Domenico Donatone


È stata pubblicata dall´editore Joker di Novi Ligure l´ultima raccolta di poesie di Anna Laura Longo dal titolo «Nuove rapide scosse retiniche» (pp.50, € 9; maggio, 2009). Ultima raccolta che, a dire con esattezza, è solo la seconda opera poetica della giovane scrittrice romana, che segue alla prima dal titolo «Plasma-Sottomultipli del tema ricordo» (Fermenti editore, Roma, 2004). Una raccolta di poesie dal carattere verbo-visivo. Cosa significa poesia verbo-visiva? Significa che la poesia, cioè il testo, è solo una parte dell´opera, e che la restante è costituita da un legame quasi intrinseco con oggetti specifici di riferimento all´argomento poetico. L´occhio, e non più solo il cuore, la sensibilità, l´antico nucleo caldo di ogni verso, è il nuovo protagonista. Esso funge da parametro speculare del sentimento, riattiva quelle fibre che una versificazione lirico-soggettiva, lirico-introspettiva aveva, secondo il giudizio della poetessa, a lungo atrofizzato. Una poesia che non si legge, ma che si deve vedere, e la sua azione è anche teatrale. Per Anna Laura Longo, così come per altre poetesse e poeti (come Laura Pugno, Sara Davidovics, Michele De Luca, Tommaso Ottonieri, Dario Voltolini ed altri, vicini e lontani in qualche modo dai segnali di questa nuova ed emergente scia poetica), la poesia necessità di una energica scossa materica, nel senso che il verso si fa referente attivo di una soggettività che non è più l´Io a cui siamo abituati a pensare in termini di naturale relazione, ma è oggetto, o meglio, "Io-oggettuale", ovvero una incarnazione dello stesso attraverso sequenze materiche vere e proprie. Se il lirismo è fonte di racconto personale, qui la poesia diventa fonte di racconto extra-personale, in cui l´Io demarca un confine ben preciso in cui l´uomo è immerso. Il confine è dato dagli oggetti, dalla materia che lo circonda. Ma c´è di più. In questa raccolta della Longo non si deve affatto pensare che assistiamo da vicino al canto del frigorifero o del ferro da stiro, della televisione o del tavolo, anzi, sarebbe stato troppo facile. Qui la poesia diventa emblema attivo di un circuito mitologico-relazionale tra quanto è già prodotto, in termini reali di fabbrica, con quanto è stato assimilato dall´uomo per orientare la sua esistenza verso nuove frontiere di relazione. Intendo in questo senso poesia soggettiva-oggettuale, in cui l´Io è in qualche modo riflesso di una cosa, non di uno specifico sentimento. A dare viva voce a questo nuovo assetto umanistico è l´occhio. L´occhio, infatti, oltre ad essere protagonista della vista, è il medium morale su cui passa e si filtra la realtà-verità circostante. L´occhio è il vero strumento dell´agnizione, del riconoscimento effettivo del sistema-mondo come sistema-oggetto, sistema-cosa. Così, attraverso gli scatti oculari, come integerrime fotografie, attraverso i movimenti saccadici, s´instaura un nuovo codice di relazione imprescindibile tra l´uomo e le sue cose. Cose che diventano oggetto stesso della sua sensibilità, elementi di un campo visivo che in s´, da s´ e per s´, evidenzia le divergenze sociali. Aprendo il libro, sfogliando le pagine, il lettore può imbattersi in quelli che sono gli elementi verbo-visivi, ovvero trovare accanto al testo poetico, cucito sulla pagina, un filo nero di tessuto come raccordo inter-oggettuale della realtà psico-soggettiva a cui la poetessa fa un continuo elogio pluri-emozionale. Spesso demarcando zone note, molto spesso spaesando il lettore in zone del tutto sconosciute ai segni della semantica. Si può anche dire che la poesia di Anna Laura Longo non si compie del tutto se non si vede in azione la poetessa recitare dal vivo quello che scrive. Una recita simil-teatrale, di un teatro d´avanguardia che nasce improvvisato, ad esempio, negli interni di una libreria che accoglie le energie lirico-metalliche di quello che finalmente anche l´occhio del lettore può vedere. Occhiali sparsi, di ferro, di bronzo, di marca difforme, che indicano lo strumento esaustivo di questa poetica volta in qualche modo al compimento, volta verso una maggiore e progressiva maturazione. Riproduciamo qui dei testi per dare esempio ai lettori di quanto raggiunto dalla nostra poetessa: «Sbatti le palpebre | sopra lastre di vetro opaco | per pettinarle o stringerle ancora. || Tendi la schiena vivente | e fiduciosa. || Su una sedia è stato lasciato un ramo: | una superficie che non offre permanenza, | ma un valido escursionismo. ||»; «Si viene toccati da acide asportazioni. || Il cuore sa se mungere il viso | o baciare guance innervate | fino all´impurità burrascosa. || La pioggia è tenue sugli abiti in tela. || Si ciba dunque il corpo di creta, | vuole forse grondare di gesti taciti | ma seminali. || Restavi seduto sull´ossatura intatta, | come sul letto di un fiume. ||»; Summa - le divergenze sociali: «Sotto la soglia di povertà | le labbra sono surriscaldate, | trafugate da calamite in ruota, | che si assottigliano in falde | per infondate pietanze. || Le labbra sono catapultate | in fitte cospirazioni, | avvicendate o arrese | in vago soccombere. ||»




CALLIGRAMMI PER UNA SORPRENDENTE PARTITA POETICA
(in nove mosse)

Donato di Stasi
Nereidi, 27 ottobre 2009
  1. Libro teso, vibrante, capace di procedere per fulminazioni surreali e spericolati addensamenti concettuali. Anna Laura Longo trova una sua progressiva maturità, liberandosi dalle squame del vieto poetare mimetico, per approdare a un suo modello di composizione metallica, cruda, meccanicisticamente sentimentale.

  2. Il linguaggio si profila sempre nella sua inconfondibilità, si rafforza, ascendendo e discendendo sulla scala dei toni. Sale e cade, si complica per semplificarsi (e viceversa). Sulla pianura della pagina vengono cartesianamente disposti fonemi e semantemi (non solo parole e frasi) allo scopo di perimetrare lo stato attuale della coscienza individuale e collettiva. Il rigorismo geometrico prepara l´avvento di una realtà inimmaginabile ("Chi ha lasciato un guanto sul prato/farà emergere i polsi ... muti"): passare dal poetichese al magrittismo significa rompere la superficie dell´esperienza, per gettare uno sguardo coraggioso dentro la struttura autentica delle cose e degli eventi.

  3. Acqua, reflusso, mare da un lato, torcia, piana infiammata, fiamma dall´altro: questi due gruppi semantici vengono contrapposti alla maniera eraclitea in vista di una pur improbabile palingenesi (l´acqua che distrugge il fuoco, il fuoco che asciuga e cancella l´acqua). Si può a ragione parlare di una poesia rifondativa, dal momento che l´autrice ha convintamente inteso scuotere la falsità agglomeratasi attorno agli occhi di ciascuno, per ristabilire naturalità e bellezza della visione.

  4. Le pagine di Nuove rapide scosse retiniche appaiono come stazioni attraversate da treni in corsa, diretti verso il nucleo della realtà. Nel corso del viaggio il paesaggio offre legna da ardere, candele spossate dal vento, case e esistenze incollate al nulla, ma la poesia non si arrende, non intende soccombere. Anna Laura Longo brucia di passione e rimane assetata, per questo motivo le sue composizioni non rimangono lettera morta, anzi crescono di molti centimetri sulla pagina e indicano binari nuovi da percorrere (per scrivere bisogna profumare di tigre).

  5. Infilandosi nelle pagine, si ha a che fare con un ragionato frammentismo logico-emotivo, i frammenti a loro volta vengono utilizzati come cunei per ferire la voce, farla sanguinare, e costringerla a richiamare le sue verità custodite in chissà quali profondità interiori. Il soggetto poetico riavverte se stesso come potenzialmente oggettivo, universale: dentro gli cammina il mondo, non solo il sangue e gli umori del corpo.

  6. Nuove rapide scosse retiniche è stato elaborato come una partitura di segni sonori e ideali (affiorano alla mente, su ogni altra suggestione possibile, i lavori di John Cage per piano preparato). Il progetto mi pare si espleti nella ricerca di un´altra musica, comprendendo come dai tempi illusivi e armonici della visione pitagorica dell´universo (VI sec. a. C.), si sia pervenuti alla nostra contemporaneità traslucida e decadente, talmente invasiva e brutalizzante da dover essere spezzata in tanti frammenti per ricavarvi illuminanti schegge acromatiche.

  7. Esteticamente (kantianamente) fra i più riusciti, TABULATO - per richiedenti asilo, gronda significati, semi di un inconcusso futuro: le quattro strofe del testo accolgono esistenze che non possono essere semplici macchie scure, vittime di una stupida follia postcoloniale (c´è ancora qualcuno che divide il mondo in paesi europei e extraeuropei, sic!). Non più detenuti nel carcere soffice della miseria invisibile, nemmeno semischiavi di un iperliberismo sanguinario (in nome del mercato si farebbero salire tutti gli elefanti del mondo sul dorso delle formiche disponibili), non più dunque richiedenti asilo, ma creature libere, poeticamente emancipate, degne della parola umanità. Che questo e altro circoli nel libro di Anna Laura Longo mi pare un merito enorme.

  8. Nuove rapide scosse retiniche: poesia acrilica, rinunciante di per sé alle svenevolezze del bel gesto scrittorio; poesia-atelier, dove il mondo viene cucito e scucito da una sedula tessitrice di sensi e controsensi, fautrice di una stimmung dolorosa, eppure mai aliena dal pronunciare senza vergogna la parola speranza.

  9. Solvere vincula: questo accade nel libro, si spezzano con i denti i fili che legano il soprasuolo materiale alle sfere superne della metafisica, e poi si scende ad inferos, nel sottosuolo di tutte le parole e di tutte le emozioni per evitare di ripetere le menzogne e gli inganni della scrittura semplicemente consolatoria.






      La razionalità nascosta delle cose
      nella poesia di Anna Laura Longo


      Germana Duca Ruggeri


      Che cosa c´è dietro le cose? - sembra chiedersi Anna Laura Longo nella sua seconda silloge, Nuove rapide scosse retiniche (Joker, 2009), proseguendo il lavoro di esplorazione sulla poesia raccolto in Plasma (Fermenti, 2004). Ma soprattutto: che cosa c´è dietro la scrittura? La giovane autrice romana risponde con azioni creative plurime e composite spaziando, grazie alla formazione umanistico-musicale, dall´attività pianistica e concertistica a quella di performer con allestimenti verbo-visivi (anche in forma di libro) e con stesure di testi e partiture di segni che ben esprimono la sua cultura contemporanea. Per entrare nel merito di Nuove rapide scosse retiniche, sempre che si abbia qualche rudimento di scienze fisiche, si può iniziare dalla nota sui risguardi di copertina firmata da Sandro Montalto: "l´occhio osserva e si muove non in maniera fluida ma a scatti (il titolo del volume allude ai movimenti saccadici), e questi scatti ricordano i salti quantici degli elettroni, i quali a loro volta ci rimandano all´atomo e ai concetti di vibrazione [...] Una poesia - finalmente - consapevole dello stato delle cose, della complessità del reale, della simultaneità, della discontinuità." Come a dire che la lettura, senza pretesa di addentrarsi nella filosofia della scienza, procederà per fotogrammi, associazioni, folgorazioni. Così accade, di fatto; e come in un sogno o in un incubo l´universo sembra mutare in un «continuum / parto» a più dimensioni, curvato sì dalla presenza della materia, ma anelante parimenti a «solvere vincula». Un diapason di suggestioni che ricalcano gli elementi all´apparenza estranei disseminati da Anna Laura nella tessitura dei versi, nell´ideazione dell´opera, come il collage a pag.17 (profilo simil-Polifemo «con due linee passanti»); o, a pag.23, la cucitura simil-sorcetto in filo bordeau su carta nuda; o la tela bianca delle «Ribattute sillabe neganti», con due orifizi di diversa grandezza, su facciata vuota (pag.36), insieme a varie altre licenze tipografiche. Spunti di originalità certo non fini a se stessi, ma messaggi che si espongono a essere interpretati o persino a essere fraintesi, o caricati di inattesi significati, un po´ come avviene con le disturbing images di Bacon, o con i "libri" di Munari. Forse ci si avvicina al vero provando a considerare tali riempitivi non come una trama che si avvolge a gomitolo, ma come una via di ´mezzo´, simile a quella che costringe l´ago della bussola a cercare il nord, la parola a dialogare: «Veramente larghi sulle ringhiere / - poi spremuti al sole - / i solchi delle domande. // Siamo lievi se parliamo di notte / su una sabbia atavica e premurosa. // Questa strada è in qualche modo nuova / quando il collo si espande / e profuma di tigre.» Nonostante la crudezza di certe percezioni, nella raccolta aleggia la fiducia in un ordine che è dietro le cose, in una razionalità nascosta che chi scrive, per via saccadica o sinoptica, o rifratta, può penetrare e verbalizzare. Da qui la centralità dello ´strumento´ («Allenare la voce / su un recipiente per l´acqua »), delle sue modulazioni: voce «lustra», «mitigata», «smunta», «lapidaria», «sintetizzata»... Una accorta gamma di timbri da forte-piano, con una declamazione possibilmente priva di peso emotivo: un suono davvero nuovo, venato di eros, attraversato da sinistre inquietudini corporali: «Si ciba dunque il corpo di creta, / vuole forse grondare di gesti taciti / ma seminali. // Restavi seduto sull´ossatura intatta / come sul letto di un fiume.» A libro chiuso, resta insoluto il dubbio sul rapporto che intercorre, nella realtà, fra chi osserva e chi è osservato, tra chi scrive e chi legge, nonostante le certezze della fisica quantistica. Questo per dire che l´interattività dell´opera di Anna Laura Longo - e di ciascuna opera in generale - dipende anche dalla creanza del lettore, il quale si fa testimone delle pagine attraversate registrando sul proprio occhio, come sulla propria psiche, le scintille dei frattali. Nel caso nostro, col già detto, questo è quanto: «Abitando una parte del corpo divincolarsi / con fragore acerrimo solvere vincula», «Tendi la schiena vivente / e fiduciosa», «la luce è ancella su una moltitudine / di danneggiamenti. Notte salda, / impermeabilizzata: / coglila da lontano / -anche muscolarmente- // La sua Forma è bucata / da essenze e ricercatezze. // Basterebbe strapparne l´onda / che è sperduta e furtiva / come cadendo.»







      PLASMA

      Gianluca Bocchinfuso
      (pubblicata sulla rivista IL SEGNALE n.74)


      PLASMA è una silloge che sin dai primi versi permette di respirare una netta espressività sofferente, che cerca di scuotere la coscienza e si aggrappa al ricordo. Quest´ ultimo è ancora di salvezza che, grazie anche all´aiuto del freddo calcolo, permette di evitare scenari fuorvianti e sofferenze durature.
      Il processo conoscitivo di Anna Laura Longo non è arida negazione dell´altro da sé, ma è un complesso e dinamico segmento che lega la parola - nella sua alta espressività - alla materialità dell´esistenza. I toni linguistici si fondono con le esperienze : momenti e situazioni in cui si è chiamati alla scelta. Alla possibilità , al pericolo del salto nel buio. Siamo di fronte a una poesia del dubbio : versi che abbandonano le certezze dell´ infallibilità e che stimolano una sperimentazione vorticosa che nulla lascia di intentato. L´ uso doppio che la Longo fa delle parole potrebbe sembrare approccio narcisistico e onnipotente . In realtà, l´autrice non cede mai a questa tentazione, perché nella sua poesia c´è un´ umanità semplice che, però, si fonde con la perenne voglia di cercare risposte, oltre dati empirici che sarebbero solo comprensione epidermica e superficiale. Questo processo non è semplice e, soprattutto non lascia indifferenti, perché è fatto di tentativi, di risposte mancate, di palesi errori. E´ la poesia della dinamicità dell´essere, inteso come pulsione verso il sapere, non didascalico, ma conflittualmente vissuto, attraverso continui bivi che chiamano - e obbligano - sempre alla scelta.
      Siamo dentro alla materialità della vita " La spinta viene da terra/ nel vortice così come nel nervo/ di una causa rivoluzionaria /La spinta viene da terra/ malgrado la terra blindata" ( pag. 55 ) - che si ciba del continuo racconto, del legame intenso tra il vissuto e la possibilità di raccontarlo per parole ed immagini.
      Attore principale è il nostro corpo, scatola razionale e al tempo stesso istintiva che origlia tra i sentieri dell´essere, traccia mappe di senso, soffre e ammutolisce, cade e riparte. Questa corporeità la sentiamo , la viviamo, la tocchiamo in tutti i suoi versi : si scompone e ricompone nel rapporto con gli oggetti del nostro vissuto quotidiano, con i nostri incontri, con gli incroci dei sentimenti e le divagazioni del pensiero. La corporeità è il motore che annoda tutta la raccolta e ne traccia i significati : " Dal di dentro sfioro il corpo/ stinto e sbilanciato / di una piena dismisura/ ed approdo al chiarore atteso/ del più scabro vacillamento/ Ciascun giorno che bussa/ mi richiede appigli di maniglie/ più il tepore di un giaciglio" ( pag. 19 ); " Ho le scapole spente/ sagomate dal ghiaccio pugnace/ che riverbera accenti di boschi lontani/" ( pag. 25 ); " Richiamo alla memoria _le braccia/ di un uomo sbagliato/ l´azione schermante o falsata / dei labbri distesi __le braccia/ l a dura e sistemica giacca/ il diaframma/ infine la barba" ( pag. 52 ).
      Le sue metafore sono segni di sofferenza, di consapevole dramma che cerca di uscire dal ghetto dello spasimo per volare alto e trovare nuova quiete. Non è volontà di potenza, autoesaltazione. E´, invece, un percorso umano che vive di tutta la complessità´ della vita, fatta di azioni e reazioni, che non sempre sono controllabili fino al loro esito finale.
      Tutta la poesia di Anna Laura Longo mira al processo di costruzione e decostruzione della lngua. Le sue parole sono arnesi espressivi che si tingono di significati momentanei , per assumerne poi immediatamente altri. Questo agire è consapevolmente sofferto e vissuto, permette un approdo alto che è, al tempo stesso , punto di partenza per nuove elucubrazioni.






      La dimensione dell´alterità in PLASMA

      Marco Palladini


      Il volume d´ esordio poetico di Anna Laura Longo è un´opera singolare, degna di attenzione e tutta collocabile nella dimensione dell´alterità, categoria che oggi nella contemporaneità surmoderna ha sostituito quella di avanguardia o neoavanguardia, definizione ormai storicizzata, per non dire museificata nella prospettiva della " tradizione del nuovo", e di fatto secondo me inservibile a dare ragione e conto delle esperienze progressive di scrittura attualmente in corso.
      Questo libro inaugurale di Anna Laura Longo può essere riguardato come " un´operina aperta" ricca di stimoli, di contraddizioni, di vitali disequilibri che mi sembra siano innervati da un´ostinata volontà di distinzione, di differenziazione, di brama di originalità da perseguirsi quasi " a tutti i costi". Ciò è ben rilevato dai testi, del resto prevalenti, di scrittura lineare dove si mette meglio a fuoco una macchina stilistica e linguistica del tutto autonoma. Ogni libro di debutto degno di nota è, d´altronde, esattamente questo : la messa a punto primigenia di una voce, cioè la verifica prima di una " vocazione". Ecco, le voce in formazione, in via di strutturazione di Anna Laura Longo sembra la voce di uno spaesamento, di un´accanita linea di frattura tra l´accumulo semantico dei versi e il senso comune. L´idea di Anna Laura Longo è quella di una divaricazione permanente dal lògos comune, dai tòpoi consueti, per il tramite di accostamenti, metafore, sineddochi costantemente straniate, svisate , interpolate, condotte al limite del bizzarro e del puro arbitrio.
      Ma tale estremismo inteso come pertinace eccentricità della scrittura mi pare connaturale ad una voce debuttante-emergente che deve saper rischiare l´abisso, la schizofrenia tra significato/significante. L´autrice del resto, talora si dichiara : " Una voce che disveli limpidezza ricerco// io mi forgio in lineamenti di divario/ e sconfinando mi protraggo/ fino a farmi racconto". E´, bensì,una limpidezza antifrastica la sua, partendo da una condizione di torbidezza, di ( relativa ) oscurità, e lo dico in senso operativo e positivo, pensando a Giorgio Manganelli e al suo famoso " elogio dello scrivere oscuro", come ricerca del senso occulto, nascosto, inesplicabile del legame tra parole e cose, tra vocaboli, grafemi e sensazioni. Così, del pari più che al racconto la poesia di Anna Laura Longo mi fa pensare al meta racconto o, vieppiù, a una sorta di melismo contemporaneo, a un ordine musicale atonale, a una postdodecafonia o ad un postwebernismo in cui permane un forte senso dell´instabile , dell´inquieto, un senso polimorfo dell´arte come luogo in movimento dove si finisce per accertare l´ inintelligibilità del mondo.
      E´ allora per inseguire l´ineffabile che Anna Laura Longo si avventura in piena autonomia nel sentiero dei testi che si biforcano e si ramificano , senza probabilmente giungere in alcun luogo, senza approdare ad alcuna meta precisa, perché la sua voce di spaesamento indica una condizione, uno stato dell´esperienza senza riscatto né salvezza o conciliazione. Alcuni versi terminali ( " L´erba / insonne/ mai / fu /così immedicata" ) lo dicono esplicitamente .Non una poesia che aspira a farsi " medicamento", consolazione, panacea, cura dell´anima. Anna Laura Longo sa che la ferita espressiva del soggetto inane resta immedicata , continua a spurgare plasma di parole. Così il tema " ricordo" sotteso allo svolgimento di questo libro non si applica tanto al passato, si addice al presente, si esplica dell´istante della compresenza nel senso indicato da Henry Miller quando afferma " voi vivete domani e ieri, io vivo solamente oggi. Perciò vivo in eterno".
      Questa è, alla resa dei conti, la fragile scommessa della poesia: tramutare la precarietà in eternità del momento. E´ la scommessa implicita nel classico lancio di dadi mallarmèano : di ciò si fa sensibile eco la poesia in bianco & nero di Anna Laura Longo, perché la sua è una scrittura d´azzardo , ma siamo appena alla prima manche, la partita è appena incominciata. L´augurio è di farla durare questa partita , per usare un calembour, a lungo / Longo e alla fine, destinalmente, di poterla vincere.